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L'analisi di Zest su inflazione e tassi di interesse

 

L’aumento dell’inflazione di cui siamo testimoni negli ultimi mesi ha certamente aiutato le Banche Centrali nel ridurre marginalmente la crescita degli aggregati monetari. Dopo anni di fallimentari tentativi da parte delle Banche Centrali, l’inflazione ha finalmente iniziato a salire verso il tanto desiderato target del 2.0% (al momento superato abbondantemente), nello stesso tempo i tassi di interessi rimanendo vicini a zero o anche negativi, hanno permesso alle autorità monetarie di contenere l’onere sul servizio del debito dei governi; l’effetto combinato di aumentata inflazione e tassi ancora prossimi a zero sta marginalmente drenando liquidità ed al contempo la politica monetaria rimane ancora molto accomodante. In un’ottica di lungo periodo tale politica avrà indubbiamente degli esiti negativi non voluti ma al momento sta aiutando sia l’economia reale che i mercati finanziari. Come si può notare nel grafico sottostante, i bilanci delle Banche Centrali hanno cessato di crescere, in parte anche per i fattori descritti sopra.

 

 

I tassi d’interessi sono aumentati durante l’ultimo anno ma, nel contempo, i “tassi reali” hanno raggiunto nuovi minimi (vedi figura sotto). Nonostante le Banche Centrali si dichiarino pronte a ridurre il sostegno monetario alle economie, il risultato è che le attuali politiche monetarie sono ancora più espansive di prima.

 

 

Gli effetti degli stimoli fiscali e monetari sono stati molto efficaci, particolarmente in un momento in cui vi sono diffusi colli di bottiglia nelle “Supply Chain” di molti settori dell’economia, ad esempio quello nell’industria dei semiconduttori sta causando problemi di produzione a molte industrie da esso dipendenti, come la produzione di auto. A questo punto è interessante notare dalla figura sottostante, che il 38% delle Banche Centrali di tutto il mondo hanno aumentato i tassi durante la loro ultima riunione e tutte quelle che lo hanno fatto appartengono ad economie emergenti, nessuna a paesi sviluppati. Le ragioni che hanno portato le Banche Centrali dei paesi emergenti ad aumentare i tassi sono legate all’aumento dell’inflazione e non ad un generale “surriscaldamento” dell’economia. La maggior parte di questi paesi sta ancora combattendo con la pandemia da Coronavirus; il risultato e’ che queste economie stanno ancora crescendo al di sotto dei loro livelli potenziali.

 

 

La correlazione tra il mercato azionario e quello obbligazionario è stata positiva negli ultimi due decenni (tassi e mercati azionari si muovono nella stessa direzione); questa è una indicazione del processo di disinflazione iniziato circa nel 1998 e della paura da parte degli investitori del verificarsi di un possibile scenario deflazionistico. L'aumento dei tassi è stato interpretato come un'economia in via di guarigione e una chiara testimonianza che le autorità monetarie sarebbero riuscite a tenere sotto controllo la condizione deflazionaria spingendo l'inflazione verso l'obiettivo del 2%. Nel caso in cui la correlazione dovesse diventare negativa (crediamo possibile nei prossimi trimestri), potrebbe essere un primo sintomo del fatto che gli investitori abbiano dubbi sull’effettiva capacità delle Banche Centrali di tener sotto controllo l’inflazione e che il processo disinflattivo iniziato a fine anni ’90 si e’ esaurito. Il fatto che il decennale americano non sia salito quanto l’inflazione è un’indicazione, a nostro avviso, che gli investitori si aspettano una riduzione della crescita dei prezzi al consumo nel 2022, confermando de facto la visione delle autorità monetarie. Questa situazione continuerà ad essere positiva per i Risk Assets.

 

 

Come poc’anzi menzionato, le problematiche inerenti alle supply chain sono state preponderanti per la crescita dell’inflazione nel 2021, ma affinché i prezzi continuino a salire, tale contingenza dovrebbe estendersi almeno per tutti il 2022. Dando uno sguardo alle due figure sottostanti, risulta chiaro che, sebbene il processo sia lento, le scorte di magazzino hanno ripreso a crescere e questo avrà un impulso positivo per la crescita economica nel 2022.

 

 

Storicamente, la ricostituzione delle scorte di magazzino (barre blu e arancioni) è stato un volano positivo per la crescita economica fino ad un anno dopo il termine della fase recessiva. Durante la fase di ripresa post-pandemica, le aziende sono state costrette a ridurre le scorte portandole al di sotto dei livelli desiderati (per i problemi di approvvigionamento di cui sopra); la ricostituzione delle scorte è sicuramente un elemento positivo per la crescita economica nel 2022 quindi, ad eccezione di eventuali sorprese negative, la crescita economica generale rimarrà sostenuta ben oltre il prossimo anno e di ci i mercati ne sono consapevoli.

 

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