Skip to the content

Verso la ripresa

 

Nonostante i mercati finanziari si stiano comportando come se la pandemia sia alle spalle e che il vaccino abbia permesso di riprendere a vivere come se nulla fosse, il mondo reale è ancora nel pieno dell’emergenza sanitaria e le proiezioni per i prossimi mesi non sono per nulla incoraggianti. La “versione inglese” del virus è da poco sbarcata anche negli Stati Uniti e minaccia di rendere ancora più precaria una situazione già complicata. Secondo il grafico sottostante, potremmo raggiungere circa mezzo milione di decessi da Coronavirus ad inizio febbraio (dal principio della pandemia) se non venissero intraprese misure più stringenti per il contenimento della diffusione del contagio; in caso contrario potremmo facilmente superare i 700,000 decessi; ad inizio del 2020 le stime erano di circa 450,000 morti solamente in USA. L’Europa ha di fatto implementato un secondo “Lockdown” che avrà l’effetto di spingere l’unione nuovamente in recessione - “Double Dip Recession”. Gli aiuti fiscali e monetari daranno sostegno alle economie, ma sicuramente il cammino è ancora lungo e tortuoso.

 

 

Le premesse potrebbero far pensare che sia d’obbligo avere un atteggiamento prudente nei confronti dei mercati finanziari, in realtà la macchina produttiva globale è già ripartita da tempo, evidenza confermata dal grafico sottostante.

 

 

I mercati finanziari stanno appunto guardando oltre il picco dell’emergenza sanitaria che stiamo vedendo in queste settimane e si stanno focalizzando sulle misure fiscali di sostegno all’economia ed alle politiche ancora molto accomodanti da parte delle Banche Centrali. Tutte queste manovre avranno un impatto importante sulla crescita degli utili nella seconda meta’ del 2021, che continueremo a vedere protrarsi anche nel 2022. Da un punto di vista economico, per i mercati finanziari, il peggio è già alle spalle.

I tassi d’interesse sono ancora molto bassi ed addirittura continuano ad essere negativi in termini reali; i mercati azionari hanno un “earning yield” molto interessante rispetto ai corporate bonds; la promessa della Federal Reserve di mantenere per un periodo i tassi prossimi a zero anche dopo che l’inflazione sarà andata stabilmente sopra l’obbiettivo del 2% è favorevole ad un atteggiamento Risk-On; questo lo possiamo vedere nel grafico sottostante (linea arancione) dove si vede la percentuale di mercati azionari nel modo che trattano al di sopra della media mobile a 200 giorni, a testimonianza di un rialzo diffuso sui mercati azionari.

 

 

Gli spread sui corporate bonds, compresi gli High Yield, sono nella parte bassa degli ultimi 12 anni; questo rende molto attraente il costo del denaro per le imprese ed ha impatti importanti almeno nel breve medio periodo:

  1. Gli oneri finanziari risultano sostenibili anche ad alti livelli di leva finanziaria.
  2. Molti progetti risultano avere un IRR positivo, stimolando gli investimenti.
  3. Le marginalità aziendali rimangono alte.

Degli effetti negativi le Banche Centrali ed i governi al momento preferiscono non occuparsene, lasciando l’onere a chi avrà il timone del comando quando si presenterà l’inevitabile conto da pagare.

 

 

 

Al momento non si intravvedono pressioni inflazionistiche all’orizzonte, più che altro stiamo assistendo ad un ritorno alla normalità pre-Covid. Gli indicatori che misurano le aspettative d’inflazione come i TIPS ed ”Undelying Inflation Gauge” della Federal Reserve di New York, mostrano appunto che dopo la paura per un riaccendersi delle paure di deflazione a causa del forte rallentamento economico durante il primo “lockdown”, stiamo ritornando verso i livelli medi degli ultimi 10 anni. Se assisteremo ad un’accelerazione dell’inflazione, con buona probabilità non sarà prima del 2022 quindi gli assets di rischio, mercato azionario in particolare, saranno da privilegiare per tutto il 2021.

 

 

Come quasi ogni anno, non si tratterà di vedere i corsi salire gradualmente ma assisteremo a delle fasi di alta volatilità, che dovranno essere usate per aumentare la componente azionaria dei portafogli; nel frattempo una parte può essere investita in oro, che con tassi reali negativi aiuta a mantenere più stabile il portafoglio.