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Le nuove sfide del fondo Zest Global Opportunities

 

LUGANO - Investire sui mercati globali adattando l’asset allocation alla fase del ciclo economico, selezionando i Paesi con le migliori prospettive ed investendo nelle migliori società dei settori più promettenti. E’ questo, come sottolinea il gestore Marco Simion, l’approccio del fondo Zest Global Opportunities, che per ottenere questo risultato sfrutta oltre 30 anni di esperienza modulando un asset allocation dinamica e flessibile con una di tipo top-down più stabile e index related. Fin dall’inizio della diffusione in Europa del Covid-19, Zest global Opportunities si è adattato alle situazioni di mercato in modo opportunistico, riducendo tatticamente l’esposizione nella fase iniziale e modificando la composizione di alcuni temi in portafoglio pur mantenendo fede alla sua missione di fondo vocato all’innovazione. L’obiettivo è quello di preservare i buoni risultati conseguiti e approfittare delle eventuali situazioni favorevoli, con grande attenzione alla lettura di ogni cambiamento.

Come si è adattato il fondo Zest Global Opportunities alla situazione attuale?

“Il fondo Zest Global Opportunities nella sua storia ventennale ha adottato nel tempo diverse strategie adattando la propria asset allocation alle diverse opportunità presenti sul mercato. Quella in atto in questo particolare momento, ma non solo, è focalizzata verso le disruptive innovations. Ad una gestione passiva, più stabile e legata agli indici, ne affianca una più dinamica e flessibile che investe in aziende innovative con un trend di crescita ancora intatto e in aziende leader nei rispettivi settori”.

L’emergenza Coronavirus ha condizionato in maniera rilevante l’andamento dei mercati.  

“Il Covid-19 ha reso perdenti certi settori (pensiamo al turismo o alle linee aeree) e certe società ad essi collegate, ma ha anche reso ancora più vincenti altri temi, ad esempio quelli legati allo smart working, allo streaming o al gaming, per citarne solo alcuni. Zest Global Opportunities ha individuato otto pilastri o trends su cui orientare le proprie scelte: il primo è incentrato sui cosiddetti titoli FAANG (Facebook, Apple, Amazon, Google, Tesla, Nvdia, Netflix, Twitter, Baidu e Alibaba), società leader per capitalizzazione in tutti gli indici mondiali. Il secondo riguarda il software e quindi l’intelligenza artificiale (ne sono un esempio Zoom, Twlio o Crowdstrike), poi c’è quello correlato al Covid-19 di cui fanno parte alcune società di vari settori le cui opportunità sono aumentate grazie alla pandemia (ne sono un esempio Teladoc, Moderna o Chewy, e-commerce per prodotti per animali domestici in USA). Abbiamo quindi una parte relativa all’ESG (in particolare legata all’idrogeno e all’energy storage), una parte di semiconduttori e di memorie, strettamente connesse allo sviluppo dei data center e del 5G, una parte biotech, una parte healthcare ed infine quella collegata ai pagamenti elettronici (come PayPal, MasterCard o Fidelity Services). Il fondo ha diminuito fortemente la propria esposizione azionaria alla fine di febbraio, quasi all’inizio del diffondersi del virus in Europa, ed ha ricominciato a comprare in modo deciso dopo l’intervento della FED, incrementando il vantaggio di performance accumulato durante il crollo del mercato. In questo momento stiamo gestendo il portafoglio in modo opportunistico, con l’obiettivo di preservare quanto fatto sinora e sfruttando lo scetticismo prevalente”.

La liquidità immessa dalle banche centrali è stata notevole. Qual è lo scenario verso il quale ci si proietta?

“La velocità e l’intensità sono state le caratteristiche principali di questa correzione e le banche centrali per la prima volta hanno agito di conseguenza. Hanno immesso una quantità di denaro senza precedenti e lo hanno fatto subito, soprattutto negli USA. Per capirne la portata basterà ricordare che il terzo quantitative easing attuato da Ben Bernanke prevedeva un acquisto di titoli per 45 miliardi di dollari al mese, oggi invece Jerome Powell sta comprando titoli per 75 miliardi al giorno ed ha allargato lo spettro degli acquisti anche a bond high yield, una cosa senza precedenti. E’ chiaro che lo scenario è del tutto eccezionale e Zest Global Opportunities sta sfruttando al meglio questa opportunità andando ad investire dove esistono possibilità di trend di crescita. L’innovazione è una caratteristica più facilmente riscontrabile nelle società americane, dove il mercato è capace di premiare un’idea potenzialmente vincente, motivo per cui oggi il fondo è prevalentemente investito negli Stati Uniti e nel settore tech e biotech/healthcare. Come in tutti i cicli economici le cose però possono cambiare e dovremmo essere pronti a cogliere il cambiamento adeguando il portafoglio, per sfruttare al meglio le nuove opportunità che si presenteranno in quel momento.

Quale può essere quindi la previsione per il 2021?

“Sono convinto che il mercato stia guardando alla crescita degli utili societari del 2021 più che al disastro del 2020, e stia pensando ad una ripartenza e ad un ritorno graduale alla normalità. Questo vale ancora una volta di più negli USA, dove il pragmatismo americano e l’anno elettorale sono due catalist molto importanti e che vanno tenuti presenti. La dichiarazione di ‘pandemia’ ha consentito un’accelerazione fortissima in termini di spesa per la ricerca e di protocolli di reclutamento dei pazienti, rendendo la scoperta di un vaccino molto più vicina in termini di tempo. Ci vorrà un po’ perché poi venga prodotto in dosi sufficienti e distribuito alla popolazione mondiale, ma la speranza è che una volta trovato si possa chiudere definitivamente questa difficile parentesi. E’ chiaro che andranno rispettati i tempi affinché la ripartenza avvenga in sicurezza ma il trade-off sarebbe una povertà ‘pandemica’”.