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Ritorno graduale alla normalità

 

Nella mappa raffigurata sotto si vedono in rosso i paesi che hanno un Manufacturing PMI, che mostra l’andamento del settore manifatturiero, al di sotto della soglia di espansione di 50; numeri cosi bassi non si erano mai registrati nel dopoguerra, ad indicare che lo stop imposto alle economie é stato davvero pesante. Paesi come la Germania e gli Stati Uniti registrano valori al di sotto di 40, mentre l’Italia fa poco meglio con un 45.4.

 

 

Valori così pesanti devono però farci guardare al futuro con una certa dose di ottimismo; le Banche Centrali si sono immediatamente attivate a supportare il sistema finanziario iniettando liquidità in modo importante ed i vari governi hanno attuato piani di spesa pubblica e di supporto ai redditi che non si erano visti nemmeno durante la crisi del 2008 (vedi tabella sottostante).

 

 

Tutte queste manovre saranno un importante stimolo alla ripresa, una volta eliminate le misure di distanziamento sociale; questo effetto lo si può intravvedere dal grafico sottostante (riquadro in basso) in cui è riportata la percentuale di paesi (85.7%) che hanno un miglioramento mese su mese dell’indice PMI Manifatturiero, a conferma che il peggio è passato, la ripresa è iniziata e che in assenza di un aumento dei contagi, i dati economici dei prossimi mesi confermeranno questa tendenza.

 

 

Una delle possibili conseguenze dei massicci interventi di politica fiscale e monetaria potrebbe essere quella di una ripartenza dell’inflazione; alcuni investitori infatti si aspettano che le Banche Centrali, dopo oltre 10 anni di insuccessi, riescano a riportare l’indice dei prezzi a salire di circa il 2% all’anno. Siamo dell’opinione che, l’ingresso della Cina nel WTO (dicembre 2001) abbia contribuito significativamente ad esportare disinflazione nel resto del mondo grazie all’importante divario sul costo del lavoro ed essere diventata il centro mondiale “dell’Outsourcing”. Il grafico sottostante mostra appunto quale sia stato il ruolo della Cina nell’esportare disinflazione, ruolo che appunto non crediamo ancora esaurito.

 

 

In questo contesto, l’Asset Class da privilegiare continua ad essere l’azionario che, nonostante la volatilità, continua ad offrire valutazioni interessanti in particolare se confrontato con i rendimenti del mercato obbligazionario. I titoli cosiddetti “Value” ed in particolare quelli appartenenti ai settori maggiormente colpiti dalla crisi, come gli industriali, finanziari e dei consumi, offrono opportunità’ d’investimento interessanti.

 

 

I governi usciranno da questa crisi con molto più debito di quando sono entrati, l’inflazione dovrebbe mantenersi sotto controllo, quindi il problema della sostenibilità del debito da parte dei governi, in particolare quello italiano, sembra un argomento aperto per i prossimi anni.