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Value e Momentum nell'attuale quadro dei tassi d'interesse

 

Il quadro dei tassi d’interesse Europei ha raggiunto, nel mese di settembre, un estremo mai visto prima. I rendimenti sul Bund, principale parametro di riferimento dei tassi dell’area, ha raggiunto il livello di -0,75%. Ci chiediamo quale sia, a parte l’aspetto speculativo, la “ratio” a supporto di un investimento in uno strumento che, se portato a scadenza, eroderebbe con matematica certezza il 7,5% del capitale impiegato, a cui si deve aggiungere la perdita di potere d’acquisto relativo al tasso d’inflazione atteso, quindi circa l’1% l’anno. Questa situazione rende il sistema pensionistico e assicurativo fortemente a rischio, soprattutto nei paesi del Nord Europa, come testimonia l’allarme lanciato dal ministro agli affari sociali olandese che ha parlato di incombente disastro nel settore.

La Banca Centrale Europea, attraverso i vari TLTRO e gli acquisti di titoli pubblici, ha cercato a più riprese di stimolare l’economia dell’area Euro, in una situazione di stagnazione semi deflattiva, ed al contempo ha provato a dare alle banche gli strumenti e il tempo necessario per risistemare i loro bilanci, colpiti duramente dalla recessione del 2008, prima, ed in seguito dalla crisi dell’area Euro nel 2011/2012. L’altra faccia della medaglia, ovviamente, è stata una diminuzione del NII (Net Interest Income) e dell’utile caratteristico del settore bancario.

La BCE, nel suo tentativo di ridare slancio all’economia Europea, ha spesso trovato ostacoli nell’atteggiamento dei singoli stati membri, che hanno sovente anteposto, a turno, esigenze particolari all’interesse comune. In realtà, le operazioni di “Quantitative Easing”, se non accompagnate da un aumento della spesa pubblica o da manovre fiscali espansive da parte di chi può, rimangono in buona parte fini a loro stesse e rischiano di trasformarsi in pura speculazione finanziaria. Speculazione che ha trovato pieno sfogo, infatti, oltre che sul mercato dei bond, anche su tutta una serie di cosiddetti “safe assets” e “bond proxies” (società con buona generazione di cassa, dividendi stabili o in leggera crescita) e quindi per loro natura a bassa volatilità, ancor più premiati se legati a importanti trend di crescita globali. 

Questa situazione ha generato a nostro modo di vedere una distorsione importante che crea l’opportunità. Gli assets difensivi, accompagnati da momentum, sono diventati in realtà gli assets in cui il mercato è iper-allocato e con valutazioni molto alte rispetto alle medie storiche mentre assets ciclici con una componente di rischiosità e volatilità dei business più elevati sono fortemente a sconto e rappresentano la parte “value” del mercato.

Crediamo che il “catalyst” per invertire questa situazione risieda in un graduale e progressivo rialzo dei tassi d’interesse di mercato: cosa a nostro modo di vedere altamente probabile con il cambio di guardia alla BCE, viste le critiche piovute da più parti all’ultima manovra espansiva voluta dalla banca centrale, e vista la situazione in essere del comparto finanziario nella sua interezza e del sistema pensionistico, come illustrato in precedenza. 

Fatte queste premesse la nostra visione a medio termine ci porta a favorire assets “value” riducendo l’esposizione al momentum attuale.

 

Gianrito Nicodemo - Zest SA