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Investire in azioni ad alto dividendo è ancora una valida strategia?

 

Negli ultimi mesi le paure legate alla Brexit, alla Guerra Commerciale USA-Cina ed i dati economici che sembrano indicare che la Germania sia tecnicamente in recessione, hanno tenuto sotto scacco i mercati finanziari; il risultato è stata molta volatilità senza alcun progresso per gli indici azionari.

Ogni volta che si verificano queste fasi di alta volatilità, i commenti circa la possibilità di un imminente crollo dei mercati finanziari si fanno sempre più forti e le giustificazioni del perché questo debba succedere sono sempre convincenti e tutte partono dall’affermare che i mercati sono cari e che salgono ormai da troppi anni. La seconda delle due argomentazioni non si fonda su alcuna base logica o scientifica; come disse Janet Yellen (ex Governatore della Federal Reserve): “I don’t think expansions just die of old age”. I cicli economici non hanno un timer di durata, ma generalmente finiscono a causa degli eccessi e comportamenti “esuberanti” che si sono accumulati durante la fase di espansione. In questo ciclo economico non abbiamo avuto eccessi tali da uccidere il ciclo economico. Se, invece, si venisse convinti dall’argomento che i mercati azionari siano cari, e quindi rischiosi, e si decidesse di vendere, la domanda a cui bisognerebbe rispondere è: dove investire il denaro? Quali sono le alternative opportunità di investimento? Dopotutto, all'interno del mercato finanziario, se non si è investiti in azioni, si è investiti in obbligazioni, ed è qui che il terreno si è spostato di più rispetto per quelli che usano l’argomento del ritorno verso delle valutazioni medie più ragionevoli, in termini di PE. In particolare, se si considera che le obbligazioni sono l'alternativa alle azioni, il calo dei tassi nell'ultimo decennio ha reso l'alternativa obbligazionaria meno interessante. Nel grafico seguente, vengono messi a confronto i rendimenti degli utili delle azioni USA (inverso del PE) con i tassi del decennale americano ed il rendimento dei dividendi (Dividend Yield):

 

 

I timori a cui abbiamo accennato in precedenza hanno fatto sì che i rendimenti obbligazionari hanno continuato a scendere. In Europa ci troviamo in una situazione ancora peggiore rispetto agli Stati Uniti; basta guardare la tabella sottostante in cui si vedono i rendimenti delle obbligazioni governative europee con scadenza 5 anni: ad eccezione di Italia e Grecia, tutta l’area Euro ha rendimenti negativi (colonna Yld). Quindi, il risparmiatore che volesse uscire dal mercato azionario ed investire in titoli governativi dell’area Euro avrebbe la certezza di perdere soldi per i prossimi 5 anni. “L’illusione di Sicurezza” ha un costo troppo elevato, a nostro avviso.

 

 

L’alternativa nel mondo del reddito fisso sarebbe quella di investire in Obbligazioni Corporate denominate in Euro. Anche qui ci troviamo di fronte al problema che in Europa ci sono circa Eur14.7Bil di obbligazioni Corporate che hanno rendimenti negativi a scadenza; persino le obbligazioni di emittenti con Rating elevato non sono in grado di proteggere il potere d’acquisto dei risparmi.

Siamo giunti ormai, dopo anni di interventi da parte delle Banche Centrali, al paradosso che si comprano i Bonds con l’obiettivo di ottenere un rendimento in conto capitale e non per il flusso cedolare che gli stessi bonds garantiscono. Chi compra un’obbligazione Governativa lo fa nella speranza di poterla rivendere in seguito ad un altro “investitore” disposto ad avere un rendimento ancora più negativo a scadenza; a nostro avviso non una valida ricetta per il buon risultato finale.

Le azioni che pagano dividendo offrono un’alternativa molto più interessante. Il primo grafico che abbiamo mostrato è ancora più significativo per il mercato europeo, proprio a causa dei rendimenti negativi delle obbligazioni di stato. Si potrebbe pensare che se i tassi dovessero salire, al momento una possibilità remota confermata anche dalla BCE, i titoli con alto dividendo potrebbero scendere a causa della sensibilità ai tassi d’interesse. Come si può vedere dal grafico sottostate, la correlazione ad un anno dell’andamento del mercato azionario europeo con la variazione dei tassi sul decennale tedesco è diventata positiva a partire da circa il 2002. Questo perché, a nostro avviso, il mercato azionario è positivamente influenzato dalla crescita economica e dall’inflazione, che a loro volta causano il rialzo dei tassi. Fintanto che il rialzo dei tassi è contenuto, il mercato azionario lo interpreta positivamente.

 

 

Anche dal grafico sottostante si può vedere come i ribassi più importanti sui mercati azionari siano coincisi con un periodo di recessione; mentre negli altri casi la maggior parte delle discese dei tassi sono state associate a mercati rialzisti.

 

 

Quindi, rispetto alle obbligazioni, l’unico scenario in cui le azioni risulterebbero perdenti è quello coincidente con una recessione globale, probabilmente scatenata dalla guerra commerciale USA-Cina, che non è quello che pensiamo succeda.

Nella tabella sottostante abbiamo raggruppato i titoli quotati in Europa con capitalizzazione di mercato superiore a Eur 2.0Bil, ad esclusione dei finanziari. Come si vede, diversi settori hanno “dividend yield” superiore al 3%. Ci sono alcuni settori che hanno avuto una crescita dei dividendi negli ultimi 5 anni maggiori del 10% all’anno. Prendiamo ad esempio il settore “Industrial” che oggi ha un “Dividend Yield” del 2.92% ed una crescita negli ultimi 5 anni dell'8.68%. Se la crescita dei dividendi si mantenesse, si avrebbe una resa del settore, a prezzi costanti, pari al 4.25% tra cinque anni. Il reddito cumulato in dividendi sarebbe circa del 18.8%, mentre l’equivalente investimento in obbligazioni di stato italiane porterebbe ad ottenere un rendimento dell’1.01%, negativo in tutti gli altri casi.

 

 

Il 18.8% di rendimento in dividendi compenserebbe la maggiore volatilità derivante dall’investimento azionario. Un altro elemento importante è, a nostro avviso il “Payout Ratio” (la percentuale di utili destinata a pagare i dividendi). Anche in questo caso, vi sono alcuni settori che hanno dei Payout Ratio al di sotto del 70% e che quindi sono in grado di mantenere la crescita dei dividendi anche in caso di una temporanea flessione degli utili dovuti ad un rallentamento economico oppure una recessione. Nell’ultima colonna della tabella vi sono i Free Cash Flow Yield di settore, da cui si può vedere come i settori che maggiormente hanno cresciuto i dividendi sono anche quelli con valutazioni più interessanti. I settori “Bond Proxies”, quindi maggiormente correlati all’andamento dei tassi come Consumer Staples ed Utilities, sono quelli meno interessanti, in quanto presentano Payout Ratio alto (quindi bassa capacità di crescere ulteriormente i dividendi) e valutazioni decisamente elevate (bassi Free Cash Flow Yield).

L’illusione di sicurezza offerta dai titoli governativi è appunto un’illusione, a nostro avviso. Si ha maggiore protezione investendo in società di qualità che siano in grado di far crescere il dividendo agli azionisti in linea con la crescita del loro business.

 

Alberto Conca - Zest SA