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Le due città

 

Nel corso dei primi due mesi del 2019 i mercati azionari e obbligazionari hanno mostrato segnali opposti: mentre da un lato l’MSCI World Index (indice azionario globale) è cresciuto del +10,7%, segnalando una ripresa economica per il secondo semestre 2019, i rendimenti decennali americani, tedeschi e cinesi si sono invece indeboliti (figura sotto). I mercati dei tassi di interesse indicano che l'economia globale potrebbe andare in recessione, individuando negli Stati Uniti l'unico porto sicuro.

 

               

 

              

 

È logico pensare che sia il mercato obbligazionario che l’azionario abbiano un’idea circa l'andamento economico; probabilmente uno dei due si sbaglia. Abbiamo testato la crescita reale del PIL rispetto ai tassi d’interesse (tasso decennale) e non abbiamo riscontrato alcuna evidenza di una stabile correlazione tra i due fattori, per cui dobbiamo scavare un po’ più a fondo per trovare la risposta. Abbiamo notato, il mese scorso, che quando la percentuale di paesi con CLI (Composite Leading Indicator) in espansione anno su anno raggiunge valori prossimi al 10%, come lo scorso gennaio, l’economia globale inizia a mostrare segni di stabilizzazione e successiva espansione. Due potrebbero essere i fattori a supporto di una ripresa della crescita nella seconda meta’ del 2019:

  1. Le preoccupazioni nella seconda meta’ del 2018 circa la politica monetaria della Fed si sono attenuate e l’effetto "Reflexivity" ha preso il via guidando la mano della Banca Centrale; questa situazione potrebbe indebolire la valuta statunitense dando sollievo, in particolare, ai mercati emergenti.
  2. Cina e Stati Uniti sembrano essere prossimi ad un accordo economico che andrà a vantaggio della futura crescita globale.

 
Abbiamo recentemente letto con interesse una ricerca del Fondo Monetario Internazionale che studia l'impatto sull'attività globale delle tariffe messe in atto dagli Stati Uniti e dai suoi partner commerciali; gli effetti diretti ed indiretti (che colpiscono le aspettative e di conseguenza le decisioni di investimento) hanno avuto effetti importanti sulla crescita del PIL, in particolare per la Cina, stimati intorno al -0,45%, rappresenta circa il doppio dell’impatto sugli Stati Uniti.
Le stime di crescita globale per l’anno in corso si aggirano intorno a +3.5%, in calo del 3.7% dal 2018; una tregua nella “Guerra Commerciale” potrebbe avere un effetto positivo nella seconda meta’ di quest’anno, riportando la crescita verso o, addirittura, sopra le cifre del 2018.


Un atteggiamento più accomodante delle Banche centrali potrebbe agevolare la situazione, come vedremo di seguito. Il rallentamento economico in atto, unito al peggioramento dell’”Outlook” sull’inflazione, ha spostato in avanti nel tempo il raggiungimento dell’obiettivo di medio termine della BCE, costringendo la Banca centrale ad agire ancora una volta; la BCE vuole garantire condizioni finanziarie favorevoli e sostenere i prestiti bancari alle piccole e medie imprese. La BCE ha rafforzato le linee guida e annunciato un nuovo round di TLTRO.


Molto probabilmente la Banca centrale europea ritiene che l'attuale rallentamento sia abbastanza grave da giustificare una certa “assicurazione” contro un periodo di crescita modesta piu’ prolungata o, additittura, recessione; la comunicazione che i tassi non saliranno ancora per ancora molto tempo è mirata a mantenere bassi i tassi a lungo termine, mantenendo quindi condizioni finanziarie favorevoli. Anche se l’economia americana ha iniziato debolmente l’anno, le basi rimangono abbastanza solide. Con una crescita dei salari piuttosto forte e un tasso di partecipazione al lavoro che continua sulla sua traiettoria di miglioramento, la crescita del reddito disponibile rimarrà da supporto alla crescita economica nell'anno. La Federal Reserve, dopo aver preso atto di alcuni segnali di rallentamento che si stavano diffondendo nell'economia statunitense, nell’ultima riunione ha attuato un brusco cambiamento di direzione; i più alti tassi di interesse nella prima metà del 2018 hanno danneggiato il mercato immobiliare e la guerra commerciale con la Cina ha avuto implicazioni sulle intenzioni di investimento delle imprese. Lo spread attuale tra il tasso di interesse a sei mesi ed il tasso “Forward” a 6 mesi indica che la Federal Reserve ha finito la sua fase di politica monetaria restrittiva (immagine sotto).

 

 

Si registrano, inoltre, crescenti prove del fatto che la Cina stia beneficiando di una politica monetaria più favorevole (grafico sotto); le condizioni del credito sono migliorate e l'economia inizierà a mostrare effetti positivi nella seconda metà del 2019.

 

 

Persino il Composite Leading Indicator sta dimostrando che la fase piu’ acuta del del rallentamento potrebbe essere alle spalle (variazione mese su mese sta per diventare positivo).

I messaggi contraddittori che stiamo ottenendo dai mercati azionari ed obbligazionari probabilmente si evolveranno nei prossimi mesi; in questo periodo i dati economici forniranno supporto ad uno dei due campi. Riteniamo che, visti i forti primi due mesi dell'anno, una pausa potrebbe essere il risultato più probabile per i "Risk-Assets" e una ripresa della tendenza positiva sarà accompagnata da un miglioramento dei dati economici.