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Star Market, avvio da capogiro ma serve cautela

LUGANO – Nel bel mezzo della faida commerciale con gli Stati Uniti la Cina ha lanciato il suo Nasdaq, il listino tecnologico noto come "Star Market" che nelle intenzioni dovrebbe emancipare le società orientali ancora troppo dipendenti dalle risorse e dalla liquidità extra-nazionale.

Al momento questa nuova piattaforma gestita dallo Shanghai Stock Exchange (tra le principali borse valori in Cina) si compone di 25 titoli quotati. Nella maggior parte dei casi si tratta di società che fanno chip e tecnologie per l'informazione o applicate alla medicina, e anche se durante la prima giornata ufficiale di scambi (22 luglio) sono stati registrati numeri da capogiro (rialzi medi del 140%) gli esperti del settore restano cauti.

“C’è stata naturalmente una apertura molto forte nel primo giorno di contrattazioni – afferma Marcel Zimmermann, gestore di Zest Merging Markets – poi però già nella seconda giornata la situazione è cambiata. A mio parere si tratta di un listino molto speculativo che ha delle fluttuazioni al di fuori del normale andamento dei mercati, basti pensare che per i primi cinque giorni di negoziazione non sono imposti limiti di prezzo, mentre dopo questo periodo i ‘cap’ di oscillazione saranno fissati al 20% in entrambe le direzioni.

L’obiettivo della Cina – prosegue Zimmermann – con questa strategia è naturalmente quello di incoraggiare le aziende cinesi a quotarsi in casa propria piuttosto che negli Stati Uniti o comunque al di fuori dei propri confini, ma i titoli sono ancora pochi e di conseguenza, al momento, Star Market si configura come un segmento molto speculativo. Non dobbiamo dimenticare che già dieci anni fa la Cina aveva fatto un tentativo di questo tipo, lanciando un segmento che avrebbe dovuto aprire un mercato tecnologico in grado di diventare un punto di riferimento a livello mondiale, ma i risultati non furono quelli sperati a causa della mancanza di società di qualità. Dobbiamo aspettare quindi un certo periodo di tempo per capire quali potranno essere gli sviluppi a medio e lungo termine di questo ‘Nasdaq’ cinese”.

Di certo, specialmente in questa particolare congiuntura commerciale, le autorità cinesi puntano a rimarcare la loro autonomia rispetto all’economia statunitense anche in un campo particolarmente delicato come quello degli investimenti finanziari. E la speranza cinese è che la nascita di questo nuovo mercato favorisca gli investimenti nell’hi-tech domestico e spinga le aziende a puntare sulla quotazione all’interno dei confini nazionali, in un momento in cui le aziende cinesi (emblematico è il caso di Huawei) iniziano a trovare difficoltà ad espandersi all’estero.

Zest Management