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Dopo i dati del secondo trimestre USA ora tocca alle banche centrali

 

LUGANO - La crescita americana, secondo i dati diffusi nei giorni scorsi, ha frenato il passo nel secondo trimestre dell'anno, ma ha ugualmente messo a segno un'avanzata del 2,1% grazie alla spinta ricevuta dalla spesa dei consumatori che rappresenta oltre due terzi dell'attività economica.

Nel primo trimestre il PIL era aumentato del 3,1%, rivisto da +3,2%. Aumenta la spesa per consumi, +4,3% dal +1,1% della precedente rilevazione. L'inflazione misurata dall'indice PCE è aumentata a un ritmo trimestrale del 2,5% dal precedente 0,8% (consensus +1,9%). A sostenere la crescita del 2,1% sono state le spese per consumi e federali: le prime sono balzate del 4,3%, riportando il tasso di crescita più forte dal quarto trimestre del 2017; le spese federali sono salite del 5%, al ritmo più solido dal secondo trimestre del 2009, che ha certificato l'uscita dell'economia Usa dalla Grande Recessione.

Cosa emerge quindi dal PIL del secondo trimestre di quest'anno? "Dal punto di vista del contesto economico i consumi sono rimasti e restano forti - spiega Pasquale Corvino, gestore di Zest Global Value, North America Paris Relative, Derivatives Allocation - e i dati che in questo momento ci troviamo ad analizzare derivano dal fatto che ad oggi, in questo secondo segmento annuale, il 77% delle società che hanno realizzato un utile hanno ottenuto un risultato migliore di quelle che erano le attese. Hanno avuto esiti positivi i 'finanziari' e i 'tech', mentre i settori 'energy' e più legati all'industria hanno faticato di più, ma nel complesso, come sottolineato poco fa, si ha a che fare con un crescita, anche se più contenuta rispetto a quella prevista dagli analisti che hanno rivisto al ribasso le proprie stime".

"In questo momento quindi - prosegue Corvino - ciò che sta guidando i mercati in questo momento sono le aspettative risposte nei confronti delle banche centrali, a partire naturalmente dalla Federal Reserve, dalle quali ci si aspettano delle misure che possano dare respiro ad una economia che, a prescindere da quelli che sono stati i dati del secondo trimestre degli Stati Uniti, a livello globale è comunque in una fase di rallentamento".

Zest Management