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La situazione del mercato azionario nordamericano, tra attualità e scenari globali futuri

 

Il mercato azionario americano rimane al momento quello principale a livello mondiale, non a caso Zest Management gli ha dedicato un fondo specifico lanciato nel 2015. Ma la situazione è in veloce evoluzione, sia per la ‘guerra dei dazi’ tra Stati Uniti e Cina, sia per lo ‘shutdown’ dei principali servizi amministrativi messo in atto da parte dell’amministrazione Trump. Ne parla Pasquale Corvino, gestore del fondo Zest North America Pairs Relative.

“Lo ‘shutdown’ – spiega Corvino – è stato indubbiamente un elemento di notevole rilievo, perché a differenza del passato, in questo caso si sta protraendo da oltre un mese. Ciò che è importante sottolineare è l’impatto di questa interruzione dell’attività economica federale rispetto a quello che è l’andamento della crescita economica americana, perché nel corso degli ultimi mesi abbiamo assistito ad un rallentamento della crescita globale, in particolare in Europa e in Cina. Tutto questo attribuisce maggiore importanza all’andamento americano perché gli Stati Uniti erano rimasti l’ultimo ‘baluardo’ di crescita sostenuta nel corso degli ultimi trimestri, e nel caso in cui ciò venisse meno, sarebbe un dato da tenere in grande considerazione per lo sviluppo dei futuri scenari economici mondiali”.

Questo ‘shutdown’ per tempistica e durata potrebbe avere profonde conseguenze sulla salute economica degli Stati Uniti e di conseguenza innescare una recessione globale. Infatti per appurarne la portata va considerato che oltre ai circa ottocentomila dipendenti statali che non percepiscono il proprio stipendio, ci sono le ripercussioni sui lavoratori privati connessi alla pubblica amministrazione, i quali rappresentano circa 4 milioni di posti di lavoro. In aggiunta il blocco di alcune attività federali ha un impatto immediato sull’andamento economico, come ad esempio i rimborsi fiscali relativi all’anno precedente che generalmente ha un impatto del 10% rispetto al GDP del trimestre in corso.

In un contesto in cui c’è forte preoccupazione riguardo ad un possibile rallentamento economico quindi, gli Stati Uniti, che rappresentavano sostanzialmente il mercato più solido e in salute, a seguito di questo ‘shutdown’ potrebbero vedere più che dimezzato il loro tasso di crescita del primo trimestre del 2019, inizialmente stimato intorno al 2,5%. E in un clima di questo tipo potrebbero aumentare maggiormente le paure relative allo stato corrente dell’economia, con la conseguenza di una forte correzione su tutte le asset class di rischio come abbiamo visto sostanzialmente in tutto il quarto trimestre del 2018”.

L’attenzione si sposta poi sulla valutazione del corso dei mercati azionari, ossia la valutazione degli asset di rischio e come si è evoluta nel corso degli ultimi mesi. “Siamo partiti nel 2018 con valutazioni estremamente elevate. Sostanzialmente l’apprezzamento dei mercati era interamente spiegato dall’espansione dei multipli, elemento non dico di preoccupazione ma di attenzione, nel senso che si deve poi stimare effettivamente quanta parte di questa crescita futura degli utili si manifesterà nel concreto ed a quale velocità. Quello che abbiamo visto da febbraio è stata una graduale compressione dei multipli bilanciata da una buona crescita che incontrava attese elevate. Nell’ultimo trimestre del 2018 una profonda correzione degli asset di rischio innescata dai timori di un marcato rallentamento economico globale ha reso le valutazioni più attraenti a fronte di un maggior rischio percepito.

Ed ecco che – spiega ancora Corvino –in un contesto in cui ci sono timori ragionevolmente fondati relativi ad uno ‘slowdown’ globale dovuto ai rallentamenti notati in alcune parti importanti del pianeta, quanto sta accadendo negli Stati Uniti avrà un impatto notevole, tenendo comunque presente che il primo trimestre dell’anno è quello in cui i dati sono più volatili e potrebbero creare maggiore ansietà da parte degli investitori, dato il già fragile contesto”.

 

 

In questo contesto si colloca il fondo Zest North America Pairs Relative”. Il nostro obiettivo, tramite il nostro fondo e i nostri prodotti, è cercare di rilevare quelle che sono delle ‘dislocation’ a livello di mercato e cercare di approfittarne, tramite una gestione estremamente attiva che ha dei capisaldi molto precisi per quanto riguarda il rispetto di misure di rischio e si basa su dei parametri fortemente stringenti in merito a singole posizioni, liquidabilità dell’asset e market cap dei titoli investiti.

Quello che noi cerchiamo di fare – afferma Corvino – è avere una visione equilibrata, non influenzata da fattori di natura passeggera, sebbene emotivamente rilevanti. Naturalmente c’è prudenza, perché un rallentamento economico c’è stato e potrà protrarsi nel corso delle prossime settimane anche a seguito delle tensioni politiche internazionali attuali, come ad esempio quelle legate alla Brexit, alla ‘guerra commerciale’ tra Usa e Cina e quelle interne agli Stati Uniti relativamente allo già citato ‘shutdown’. Anche se si tratta di fattori che comunque hanno poco a che fare con dati macro-economici puntuali, non possiamo certo ignorarli e ciò che facciamo è cercare di tenere sotto controllo l’andamento di queste variabili per valutarne l’impatto futuro sui dati.

Con la stagione degli utili in corso, possiamo affermare che tali fattori non hanno avuto un impatto drammatico sebbene vadano costantemente analizzati perché costituiscono un incontestabile fattore di debolezza ed  incertezza. Tuttavia l’opportunità di investimento nasce sempre dalla disequazione tra prezzo e valore  stimato, quindi quantificare  che percentuale di rallentamento sia già riverberato nei prezzi resta la parte fondamentale del nostro lavoro. Di conseguenza aver evidenza di una fase di bassa crescita non è condizione sufficiente a renderci estremamente negativi sul futuro quando i corsi azionari hanno corretto in maniera marcata e di quindi parte del rallentamento viene scontato nelle valutazioni, che attualmente sono tornate a livello medio su una serie storica di medio-lungo termine”.

Gli scenari futuri quindi potranno cambiare. “In linea generale quello che ci aspettiamo sul mercato azionario è un cambio di leadership rispetto al passato. Negli scorsi trimestri la dispersione è stata massima, ma quasi esclusivamente a seguito di una fortissima concentrazione su pochi titoli azionari a fronte di una debolezza ampiamente diffusa. Quello che ci aspettiamo quest’anno è una maggiore partecipazione della media dei titoli alla performance degli indici, soprattutto a seguito della compressione dei premi valutativi attribuiti alle società dai tassi di crescita più elevati ed alla normalizzazione delle politiche monetarie delle Banche Centrali.

Non pensiamo quindi che valutazioni eccessive per pochi titoli possano ancora guidare gli indici al rialzo, ma riteniamo che il mercato per continuare a mostrare performance positive debba necessariamente presentare una molteplicità e varietà di temi di investimento. Di conseguenza, in concreto, pensiamo che un approccio ‘equal-weight’ possa pagare molto di più rispetto al recente passato che costituisce un outlier e come tale va considerato e contestualizzato”.