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Sell in May and go away?

 

Gli Asset di Rischio hanno avuto un completo dietro front quando la Federal Reserve, durante il mese di gennaio, ha modificato il messaggio circa la futura politica monetaria. I mercati azionari, in particolare, hanno messo a segno un forte rialzo basandosi sul presupposto che una politica monetaria più accomodante avrebbe permesso di fermare il rallentamento economico globale in atto e messo le basi per una ripresa nella seconda metà dell’anno. Il mercato obbligazionario, in un certo senso, non ha sposato la stessa “view” come accennato nella nota precedente, poiché l’inversione della curva (2-10 anni) è stata interpretata come il segnale di una recessione imminente. È possibile, però, che in quest’era di massicci interventi da parte delle Banche Centrali, iniziati a partire dal 2008, la capacità di previsione di questo segnale non sia così affidabile come in passato. Infatti, il tasso a 10 anni include aspettative che vanno oltre la politica monetaria ma tengono conto anche della crescita della produttività, delle attese inflazionistiche ed altro ancora. Al fine di capire se il messaggio che viene dagli Asset di Rischio stia correttamente anticipando una ripresa economica, dovremmo rivolgerci a quello che ci viene dai Leading Indicators.

 

      

 

Come scritto in una delle nostre note precedenti, l’informazione proveniente dal livello dei Leading Indicators (LEI) da sola non è sufficiente, ma se analizziamo la percentuale dei paesi facenti parte l’OECD che hanno un LEI sopra/sotto il 100 (primo grafico) e la percentuale di paesi con variazione positive mese su mese (secondo grafico), possiamo avere delle indicazioni attendibili circa lo stato del rallentamento/ripresa economica. Il primo grafico mostra che la maggior parte dei paesi sta attraversando un periodo di rallentamento (Cina ed Europa in particolare), mentre il secondo grafico mostra come la percentuale di paesi che ha un miglioramento del LEI è prossima al 40%, segno che il peggio è alle spalle e che sempre più paesi stanno iniziando a “stabilizzarsi”. I mercati inoltre sono saliti anche grazie alla dialettica conciliante che si è instaurata tra USA e Cina in relazione alla guerra commerciale. L’economia cinese, grazie anche all’impulso creditizio, sta mostrando segni di stabilizzazione ed è probabile che la crescita economica acceleri nella seconda metà dell’anno.

 

      

 

Visto il poderoso rialzo dei mercati azionari ed obbligazionari Corporate durante il primo trimestre, e’ ragionevole pensare che ci possa essere un periodo di pausa, per dar modo ai “fondamentali” di riallinearsi con le valutazioni? Per approfondire questo aspetto guarderemo agli indicatori di “Sentiment” che potrebbero fornirci delle indicazioni sulla direzione che potrebbero prendere i mercati nei prossimi due o tre mesi. La differenza tra i “Bull” ed i “Bear”, che analizziamo partendo dall’indicatore AAII US Investor Sentiment Indicator (calcolato negli ultimi 20 anni), evidenzia come il valore attuale non sia in una situazione “Estrema” o di pericolo. E’ stato piu’ alto del valore attuale nel 20% del tempo negli ultimi 20 anni, ad indicare che non siamo in una condizione di euforia. Gli investitori hanno avuto un atteggiamento scettico nei confronti di questo rialzo.

 

      

 

Le famiglie hanno aumentato la loro “Asset Allocation” in favore delle obbligazioni a scapito delle azioni alla fine dell’anno scorso (ultimi dati disponibili) ed è ragionevole pensare che abbiano continuato a farlo durante la prima fase del rialzo; si può quindi dire che il rialzo dei mercati azionari sia stato un “Rialzo Odiato”, il cui corollario e’ che quando ci sarà una correzione questa sarà con buona probabilità contenuta.

 

      

 

Uno dei nostril modelli proprietari di “Market Timing” mostra che potremmo essere vicini all’inizio di una mini-correzione...Sell in May and Go Away?