Skip to the content

OUTLOOK - undicesimo mese, undicesimo round... manca l'ultimo: il dodicesimo

 

di Edoardo Ugolini

 

Anche novembre, per i mercati finanziari, è trascorso con le caratteristiche che hanno contraddistinto tutto il 2018: incertezza, volatilità e nervosismo.

Volendo forzare un richiamo pugilistico diciamo pure che anche il penultimo round, l’undicesimo (nei match professionistici un incontro prevede 12 round), è stato all’insegna della incertezza e della paura di perdere piuttosto che dalla determinazione a prendere rischi per fare performance.

I mercati dei bond sono stati un po’ meglio supportati in generale, poiché i dati economici hanno mostrato il già previsto rallentamento della crescita. Certo, i dati sono stati “drogati” nella prima parte dell’anno dalle manovre fiscali americane e “depressi” dalla guerra dei dazi e dalle vicende europee, per cui si tratta di rallentamento, non di recessione.

La Fed ha a fine mese lasciato intendere che vuole restare “leggermente sotto il tasso neutrale”: in altri termini ha dichiarato, come atteso, che non alzerà i tassi fino a deprimere la crescita, di fatto restando “behind the curve”, cioè preferendo la crescita piuttosto che il controllo dell’inflazione.

Bene, adesso inizia il dodicesimo round (dicembre), cosa attendersi da questo ultimo round dell’anno?

Probabilmente poco rileva per i politici e gli economisti, mentre molto più interessa gli operatori sui mercati, cioè noi gestori, private bankers, traders etc per cui una certa maggiore attività sarà garantita per dicembre.

In generale possiamo dire due cose: la prima è che i politici hanno necessità di invertire la disillusione generale riguardo la loro capacità di fornire soluzioni efficaci, pensiamo alla Brexit, ancora in stallo, alla legge di bilancio italiana, al problema della guerra dei dazi USA vs resto del mondo etc e, secondo, che entro fine anno alcune decisioni importanti devono essere necessariamente prese (v. legge di bilancio italiana, per esempio), per cui qualcosa con la fine dell’anno di calendario succederà.

Il voto del parlamento inglese sull’accordo raggiunto dal governo inglese e l’Europa è previsto per l’11 dicembre, mentre la legge di bilancio italiana deve essere approvata entro fine anno,

La approvazione della c.d. Brexit è molto importante in quanto, se approvato, sancirebbe che la forza commerciale e economica dell’Europa è molto più grande di quella che i suoi detrattori vogliono far credere: di fatto l’accesso al mercato europeo ha un peso così grande da ridurre a miti consigli anche i più sfegatati brexiteers. Infine la caduta del governo May aprirebbe una crisi non solo verso l’Europa, ma di fatto aprirebbe la strada a una nuova elezione e alla probabile vittoria del Labour Party. Questo stato di necessità, interno e internazionale, potrebbe costringere a un’approvazione obtorto collo dell’accordo raggiunto.

La legge di bilancio italiana è un altro elemento su cui dicembre deve portare chiarezza. A nostro avviso, al di là delle bellicose dichiarazioni di alcuni politici, la strada è molto stretta: le banche italiane stanno soffrendo moltissimo per via della caduta dei prezzi (cioè il c.d. spread) dei BTP e dei CCT in portafoglio e la eventuale “guerra” con l’Europa porterebbe le banche alla necessità di procedere a ricapitalizzazioni e/o riduzione degli attivi, generando così a sua volta un rallentamento economico, dunque ad un ulteriore aumento del rapporto deficit/pil…e così via…insomma lo spazio di manovra è molto ristretto.

 

Chart 1 andamento principali banche italiane vs indice banche europee (in bianco)

Source: Bloomberg

 

Infine, ancora di attualità è la c.d. guerra dei dazi tra USA e Cina. A nostro avviso anche in questo caso guardando oltre le dichiarazioni più o meno aggressive dei politici coinvolti, lo spazio di manovra effettivo è piuttosto ristretto viste le profonde interrelazioni ormai in essere dopo anni di globalizzazione. Le politiche protezionistiche infatti sono mitigate o annullate da un dollaro più forte, in una fase economica in cui il sistema americano è a pieno regime: le politiche protezionistiche producono un surriscaldamento dell’economia domestica, dunque dollaro forte.


Chart 2 Dollar Index

Source: Bloomberg